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Associazione Sportiva Dilettantistica
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Albino Bernardini Maestro di Pietralata Mi trovavo ancora a Bitti in Sardegna quando un giorno dissi a mia moglie: ci vogliamo trasferire? Nostro figlio frequenta la seconda media e qui non ci sono le scuole superiori. A lei piacque l’idea e così il 19 settembre del 1960 ci imbarcammo per Civitavecchia con la nostra 600 appena comprata. Iniziò così una nuova vita. Dopo qualche giorno mi presentai in questa scuola ma non trovai il Direttore. Ad ogni modo mi fu assegnata la classe terza. Come? Andarono in giro per le classi e trovarono i bambini di cui tutti volevano disfarsi. Mi dissero: “vediamo cosa sei capace di fare”. Cominciò una vita travagliata. Il primo giorno li lasciai dire e fare quel che volevano e fu un casotto. Erano in 12, ne mancava uno. L’indomani cominciarono le lamentele: “Lei è un incapace, buono a nulla, gliele dia e vedrà che…” Era difficile per me capire la differenza tra i bambini sardi e quelli di borgata. I primi docili mentre quelli di Pietralata giocavano a soldi e mille altri giochi che finivano sempre a botte. Uno addirittura mi minacciò con un coltello. Non ci vidi più dalla rabbia e lo presi per il braccio e lo scossi. Ebbe paura e il coltello se lo mise in tasca. Dopo circa una settimana cominciarono a capire e ragionare. Chiesi loro dov’era il 13°. Nella casa rotta – risposero. Lo andiamo a prendere? sì, sì. Dal giorno cominciarono a mancare uno alla volta e noi a prenderli fino a quando non avvertimmo i genitori. Iniziarono così le uscite pedagogiche. Nello stesso tempo presi le critiche dei colleghi e furono le cose peggiori per me. Dicevano che non facevo scuola, ecc. fino a quando un giorno incontrai il Direttore Didattico, anzi mi fece ricevere e fu la fine dei nostri rapporti. Io non ero il pivello che avete visto nel film; avevo un’esperienza alle spalle, per esempio 4 mesi di carcere in Sardegna per gli scioperi alla rovescia. Cosa sono gli scioperi alla rovescia? In poche parole: i lavoratori andavano nelle piazze, nelle strade, nelle fontane e le aggiustavano. Poi andavano dai Sindaci per farsi pagare. Il problema era tutto qui. I Sindaci non avevano soldi. Era questo un modo di far sentire la propria voce e di lottare. Ma torniamo alla scuola. Uscire da scuola senza regolare autorizzazione era un vero e proprio peccato. Eppure a Lula, paese che tutti conoscono perché è stato 12 anni senza Sindaco, io praticavo questa attività pedagogica e nessuno diceva niente. Dopo però fui mandato via da lì, non certo per questo ma per il contrario. Permettete che ve lo dica in breve: tutti i giorni vedevo che dei bambini andavano in giro con le mani legate ad una scopa che dovevano trascinare. La scopa era il segno che rappresentava la punizione. Presi l’iniziativa e liberai i bambini da quella sevizia. Apriti cielo! I genitori si schierarono per la maggior parte con me, altri no. Da qui partì lo spunto per mandarmi via. E badate, fui mandato via 15 giorni prima di chiudere le scuole. Tutto questo lo raccontati nel mio secondo libro “Le bacchette di Lula”. Ma veniamo a Pietralata. Ingaggiai una lotta con Direttore didattico che finì nello stesso modo di Lula: fui mandato via ma questa volta alla fine dell’anno scolastico. In tutti e due i casi fui fortunato: nel primo fui mandato a Bitti, il paese di mia moglie, nel secondo a Villa Adriana, dove passai tre anni meravigliosi sotto ogni profilo. E il Direttore? Lui fui trasferito in un’altra scuola, credo alla “Fratelli Bandiera” Dopo i tre anni passati a Villa Adriana tornai a Pietralata perché mi ero dimenticato di fare la domanda di trasferimento Quell’anno fu in un certo senso peggiore del primo perché i bambini erano 27, in secondo luogo presi un esaurimento che mi fece stare a casa per un po’ di tempo. Al mio ritorno trovai i bambini cambiati e di l’ dovetti ricominciare daccapo. Feci la domanda in tempo e mi mandarono a infine a Bagni di Tivoli dove insegnai fino alla pensione.
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